Interviste (2): Vincenzo Manzoni del Politecnico di Milano, di ritorno dal Massachusetts


Pubblichiamo oggi un nuovo articolo per la sezione “interviste” inaugurata qualche tempo fa. Oggi intervistiamo Vincenzo Manzoni, studente di dottorato in Tecnologie dell’Informazione presso il Politecnico di Milano, che e’ appena tornato dal Massachusetts: ha trascorso sei mesi al prestigioso Mit, presso il laboratorio SENSEable City Lab.

Ciao e grazie per la disponibilita’. Parlaci un po’ di te: dove ti sei laureato? Di quali aree di ricerca ti occupi?

Mi sono laureato in Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Bergamo a dicembre del 2007. Pochi giorni dopo ho iniziato il dottorato in Tecnologie  dell’Informazioni al Politecnico di Milano.
Durante il dottorato, mi sono dedicato allo studio degli Intelligent Transportation Systems.

Com’e’ nato il tuo interesse per il Mit di Boston?

In realtà, non ho espressamente cercato il MIT. Stavo cercando un centro di ricerca all’estero dove  trascorrere 6 mesi. Quando ho scoperto il SENSEable City Lab diretto dall’italiano Carlo Ratti, ho capito di  aver finito la mia ricerca. E da subito, tutti mi hanno caldamente supportato.

Quali erano i tuoi sentimenti verso gli Stati Uniti prima di partire? Sei sempre stato un convinto “filoatlantista”, o un “antiamericanista”, o un neutrale verso Washington? Cauta simpatia? Cauta antipatia? Stima, freddezza?

Tra tutti i sentimenti che mi hai proposto, direi cauta simpatia. Questo è ciò che mi avevano lasciato due precedenti esperienze americane sull’altra costa.

In passato avevi gia’ avuto esperienze sulla costa Ovest degli   Stati Uniti? Dove? In che occasione?

Sì, un paio di volte, entrambe in California. La mia prima volta assoluta negli Stati Uniti è stata a Los Angeles, per una conferenza sugli ITS. La seconda nella Silicon Valley, a Berkeley e San Francisco, per una competizione tra startup.

Come sono nati i contatti con il gruppo di ricerca presso il quale hai lavorato al  Mit? Stavate gia’ collaborando prima della tua partenza oppure tutto e’ nato in  funzione del tuo trasferimento?

Tutto è nato in funzione del mio trasferimento. Il mio relatore di dottorato, prof. Sergio Savaresi, ha preso il primo contatto con il prof. Carlo Ratti.

Come sei venuto a conoscenza del programma di collaborazione tra Mit e   Politecnico? E’ stato impegnativo presentare la domanda d’ammissione?

Conoscevo il programma da quando ero studente universitario. Inoltre, periodicamente la segreteria del dottorato lo ricorda nella mailing-list.
La parte difficile dell’applicare [presentare domanda d’ammissione, ndr] è raccogliere i documenti, dopodiché consiste in una e-mail e un po’ di attesa.

Come te la sei cavata con la burocrazia per entrare negli Stati Uniti? Hai avuto problemi oppure per voi “Visitin’ Scholars” c’e’ stata una corsia preferenziale?

Che io sappia, non c’è una corsia preferenziale. L’unica difficoltà, se si può chiamare tale, è prendere appuntamento e presentarsi alla ambasciata americana per l'”intervista”. Lascio un velo di mistero, perché non voglio togliere la sorpresa a chi avrà il piacere di provare l’esperienza.

Come ti sei trovato al Mit dal punto di vista lavorativo? Il caricodi lavoro richiesto dai nordamericani s’e’ rivelato giusto o eccessivo? Hai trovato molte differenze nel metodo di lavoro tra il Politecnico ed il Mit? Quali?

Il gruppo di ricerca in cui lavoravo negli Stati Uniti io aveva ritmi molto simili al mio gruppo di ricerca a Milano, il MOVE control team. Estremi🙂. Quindi non ho faticato ad ambientarmi.

Dal punto di vista del metodo di lavoro, la differenza più grande tra il loro metodo e il nostro è il fatto che loro non guardano solo alla sostanza, ma anche — giustamente! — alla apparenza. Come esempio, vedere il sito web del SENSEable City Lab.

Quali sono state i piu’ grandi pregi che hai notato nel “modello Mit”? Quali invece i difetti?

Pregi: le possibilità economiche. I difetti: le possibilità economiche. Averle ti permette di lavorare praticamente su ciò che vuoi. Di contro, ho notato che non lavorare con risorse scarse, limitava la mia capacità di risolvere problemi in modo creativo.

Come ti sei ambientato nella “vita sociale” statunitense? Sei riuscito subito a conoscere gente e nuovi amici oppure ci hai messo un po’? I tuoi colleghi al Mit si sono rivelati abbastanza accoglienti verso di te al tuo arrivo?

Ho trovato un ambiente molto caloroso; non ho avuto alcuna difficoltà ad ambientarmi.

Quali differenze sostanziali hai trovato tra lo stile di vita italiano e lo stile di vita yankee? Ad esempio nel girare per le strade, fare la spesa, prendere i mezzi pubblici, ecc ecc

Chiamare yankee gli americani di Boston è un po’ eccessivo🙂. La maggiore differenza che ho incontrato è che negli Stati Uniti nessuno si cura di come un’altra persona gira per la strada, degli abiti che indossa etc.

Sei complessivamente soddisfatto della tua esperienza? Credi che sia stata utile alla tua formazione? Qual e’ secondo te l’aspetto piu’ positivo dell’aver fatto questa esperienza?

Assolutamente soddisfatto. L’esperienza americana mi ha segnato positivamente il carattere, ha contribuito alla mia ricerca e ha migliorato la mia conoscenza delle lingua inglese.

Qual e’ stato l’impatto del rientro in Italia dopo questo periodo in Massachusetts? Forse l’Italia e gli italiani ti sono sembrati diversi di quando sei partito? Se si’, in che modo?

Fortunatamente, sono rientrato sotto Natale, così ho trovato una atmosfera calda ad accogliermi. Gli italiani mi sono sembrati diversi durante i brevi ritorni che ho fatto lungo i sei mesi. Mi sono sembrati meno gentili degli americani. E più pericolosi alla guida.

Vorresti tornare in futuro a lavorare al Mit o negli Stati Uniti?

Se ci fosse la possibilità, perché no. Però, la prossima volta, vorrei farlo con la mia ragazza/moglie. A consuntivo, è stato ciò che più mi è mancato oltreoceano.

Ringraziamo Vincenzo per la disponibilita’!

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